Vaccino anti-demenza efficace
Le valutazioni che seguono affrontano la paura diffusa della demenza, vista non tanto come morte ma come perdita progressiva dell’identità e delle capacità cognitive. In sintesi, questi sono i pareri degli esperti.
Chi ha assistito una persona affetta da demenza conosce il dolore di questo lento deterioramento.
Le demenze rappresentano già oggi una delle principali cause di disabilità e morte, soprattutto nei paesi ricchi. Con l’invecchiamento della popolazione, il problema è destinato ad aumentare. Non esiste ancora una cura definitiva, ma emergono nuove possibilità di prevenzione. Alcuni studi recenti su larga scala hanno evidenziato un dato sorprendente: un vaccino già noto può ridurre il rischio di demenza. Si tratta del vaccino contro l’herpes zoster, noto come fuoco di Sant’Antonio.
Per comprenderne il ruolo, bisogna partire dalla varicella. Il virus della varicella-zoster, dopo l’infezione iniziale, non viene eliminato. Rimane latente nei gangli nervosi per tutta la vita.
Questa latenza è possibile perché il virus si nasconde nei neuroni evitando il sistema immunitario.
In condizioni normali resta inattivo, ma può riattivarsi. La riattivazione avviene soprattutto con l’età o in caso di indebolimento immunitario. Quando si riattiva, provoca il fuoco di Sant’Antonio.
Questa malattia si manifesta con eruzioni cutanee dolorose lungo i nervi. In molti casi, soprattutto negli anziani, persiste anche dopo la guarigione. Il virus può causare anche complicanze gravi. Tra queste: danni oculari, paralisi facciale, encefalite e infiammazioni cerebrali. Può inoltre riattivarsi in modo silenzioso, senza sintomi evidenti. Queste riattivazioni possono causare infiammazione cronica nel cervello. L’infiammazione cerebrale è uno dei fattori chiave nello sviluppo delle demenze. Poiché la maggior parte degli adulti ha avuto la varicella, il virus è molto diffuso. Circa una persona su tre svilupperà il fuoco di Sant’Antonio nella vita. Il vaccino contro lo zoster è altamente efficace (circa 90%). Riduce significativamente il rischio della malattia e delle sue complicanze. La scoperta più sorprendente è che potrebbe proteggere anche il cervello. Studi recenti mostrano una riduzione del rischio di demenza nei vaccinati. I meccanismi non sono ancora completamente chiari. In definitiva, appare sempre più chiaro e supportato il legame tra infezione, infiammazione e deterioramento cognitivo. Studiando i vaccinati, e i non vaccinati, sono emersi dei dati davvero straordinari.