BLAISE PASCAL, “l’uomo è una canna pensante”
Blaise Pascal (1623-1662) avendo vissuto una vita segnata fin da giovane da gravi e costanti problemi di salute, non vedeva la malattia come una semplice sventura, ma come uno stato ideale per l'essere umano per riscoprire la propria fragilità e avvicinarsi a Dio.
Questa è una delle frasi, forse la più famosa, che ci consegnò verso il termine della sua esistenza, conclusasi a soli 39 anni.
«L’uomo non è che una canna, la più fragile di tutta la natura; ma è una canna pensante. Non occorre che l’universo intero si armi per annientarlo: un vapore, una goccia d’acqua è sufficiente per ucciderlo. Ma quand’anche l’universo lo schiacciasse, l’uomo sarebbe pur sempre più nobile di chi lo uccide, dal momento che egli sa di morire e il vantaggio che l’universo ha su di lui; l’universo non sa nulla. Tutta la nostra dignità sta dunque nel pensiero. È in virtù di esso che dobbiamo elevarci, e non nello spazio e nella durata che non sapremmo riempire. Lavoriamo dunque a ben pensare: ecco il principio della morale».
È proprio la ricerca di senso, ribadisce Pascal, che muove gli esseri umani, i quali, nonostante non siano altro che canne, sono delle canne pensanti, il che li rende gli esseri più dignitosi proprio davanti alla morte. Il paradosso della nostra forza è anche la nostra debolezza, e viceversa.